Studi osservazionali indicano che il rischio di fratture di anca e non-vertebrali sia più basso tra le donne anziane che assumono le statine per iperlipidemia, ma tale conclusione non è confermata


Le statine , dette anche inibitori dell’HMG-CoA riduttasi , sono ampiamente impiegate nel trattamento dell’iperlipidemia.

Dati recenti, ottenuti da studi in vitro e su animali, hanno suggerito che le statine promuovono la formazione ossea ed aumentano la robustezza dell’osso.

Per determinare se l’uso delle statine sia associato alla riduzione del rischio di fratture, sono stati analizzati 4 ampi studi prospettici : Study of Osteoporotic Fractures, Fracture Intervention Trial, Heart and Estrogen/Progestin Replacement Study, Rotterdam Study.
Inoltre sono stati presi in considerazione altri studi , ottenuti mediante una ricerca su Medline.
La meta-analisi è stata effettuata su 8 studi osservazionali e 2 studi clinici.

Analizzando i dati dei 4 studi prospettici è stata osservata una tendenza alla diminuzione delle fratture dell’anca ( rischio relativo , RH : 0.19-0.62 ) ed , in minor grado , delle fratture non vertebrali ( RH : 0.49-0.95 ), tra coloro che assumevano le statine.
Questo dato è stato confermato dalla meta-analisi degli studi osservazionali.

L’odds ratio ( OR ) totale per l’impiego delle statine e la frattura dell’anca è risultato 0.43, e 0.69 per la fattura non vertebrale.
Tuttavia la meta-analisi degli studi clinici non ha dimostrato un effetto protettivo delle statine riguardo alle fratture dell’anca ( OR totale = 0.87 ) o alle fratture non vertebrali ( OR = 1.02 ).

Gli studi osservazionali hanno suggerito che il rischio di fratture dell’anca e di fratture non vertebrali è più basso tra le donne anziane che assumono le statine per l’iperlipidemia, ma tale conclusione non è confermata dalla meta-analisi. ( Xagena2004 )

Bauer DC, Arch Intern Med 2004;164:146-152



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